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Suor Paola D'Auria
Testimone
Tutti la conoscono per la "fede" laziale, ma suor Paola ha ben altra Fede, con la F maiuscola,  che la anima!

Inizia tutto in maniera dura, difficile, quando la mamma non ne vuole sapere di avere una figlia suora, tanto da mandare i poliziotti a prenderla in convento.

Il suo apostolato passa per le periferie di Roma, tra i tuguri dei baraccati, tra il degrado e il disadattamento, in mezzo a situazioni difficili e scabrose, dove la vita è fatta anche di tanti espedienti.

Studia così di portare i ragazzi in una piazza e, attraverso un pallone, cerca di mettere insieme il mondo dei giovani che hanno problemi di adattamento con un "altro mondo", quello del calcio: l'accostamento funziona e, ancora oggi, riesce a portare avanti, attraverso lo sport, la sua vera missione, quella di far incontrare i suoi ragazzi con Gesù.

Opera anche nel carcere romano di Regina Coeli per "l'impegno, il desiderio di essere a fianco di chi, anche in questo modo, soffre comunque delle ingiustizie".

Ma no fà "solo" questo: segue infatti costantemente progetti  di beneficenza, interventi nell'area dell'emarginazione e del disadattamento sociale, oltre alla promozione di aiuti morali e materiali alle popolazioni vittime delle calamità naturali.

E il calcio? Quando le si chiede del suo successo in televisione lei sorride e risponde che ogni cosa è un'occasione per "ringraziare Dio". E scherzando conclude: "Quando poi segna la Lazio la lode supera di colpo i diecimila metri d'altezza".  
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